PROSSIMI EVENTI

L’ONDA LUNGA: dai manga di Hokusai ai videogame agli strumenti della musica popolare; percorsi di conoscenza con esperti e artisti per la consapevolezza estetico-culturale di una tradizione divenuta mondiale.

A cura di E-Ludo Lab e Neoludica-Game Art Gallery

 

26 APRILE 2020 h 15>18: Manga, Anime, Cosplay, Videogame, come sono, come si fanno, trucchi, segreti e aneddoti. Interverranno tre artisti, due varesini, Luca Baggio e Giuditta Sartori, e Valeria Favoccia, esperti di Manga, Cosplay, fumetti e videogiochi per progetti internazionali, che faranno un workshop per spiegare i trucchi del mestiere e di come oggi siano trasferibili nei contesti interattivi videoludici. Chi vorrà sperimentare potrà portare proprio materiale cartaceo per disegnare o tablet con penna. Contemporaneamente sarà possibile vedere una piccola esposizione di lavori sui tavoli della biblioteca e la conferenza-incontro avverrà durante la mostra di Game Art che si terrà in Sala Nicolini-Musei Civici di Varese dal 23 al 30 aprile.

Luca Baggio, laureato in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) nel 2012. Ha lavorato come Concept Artist di videogame per diverse realtà milanesi tra cui Ubisoft (in particolare sui titoli di Justdance 4 e Just Dance 2014) e Alittleb.it. Lavora inoltre freelance come illustratore e fumettista per diverse agenzie locali e case editrici. Ora è in Bad Seeds a Milano e continua a occuparsi anche di cosplay.

Giuditta Sartori, appassionata di cosplay, fumetti e steampunk, dopo il Liceo Artistico si laurea in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano) nel 2011, dove sviluppa il suo percorso artistico legato al filo di lana. Nei suoi lavori il “filo” diventa mezzo espressivo sostituendo il tratto della matita e del pennello. Lavora come artista e  illustratrice freelance per case editrici come Raffaello Editore e Vecchi Editori. Vincitrice del Premio Speciale al Premio d’Arte Aldo Alberti 2012 di Busto Arsizio.

Valeria Favoccia, disegnatrice di fumetti, lavora principalmente per il mercato americano. Tra i suoi lavori più importanti troviamo Doctor Who ed Assassin’s Creed Reflections, entrambe per Titan Comics, e ora anche Stranger Things. Ha inoltre lavorato come disegnatrice di giochi da tavolo e, da grande appassionata di videogiochi, ha anche collaborato come Concept Artist con lo studio indie italiano Invader Studios.

3.Steampunk Girl_by Baggio         Giuditta Sartori cosplay Sonic Queen of Hearts (Grande)

24 MAGGIO h 15>18: Videogame dal Giappone all’Italia, i creatori, gli artisti e i titoli di ieri e di oggi. Conferenza-talk show con Debora Ferrari e Luca Traini (ideatori di Neoludica che ha portato i videogame alla Biennale di Venezia e in importanti musei di Milano, Venezia, Firenze, Roma dal 2009 a oggi), durante la quale verranno proiettati materiali e illustrate le diverse estetiche delle game art, con particolare riferimento al Giappone e alla sua influenza, per tracciare la storia e conoscere alcuni dei creatori più famosi, da Toru Iwatani, inventore di Pac-Man, a Hideo Kojima, fra i più amati. Durante il talk interverrà il Team Giumongia (Monique Pasini, Giulio De Salvo, Giulia Colombo), che sta lavorando a un videogame culturale su Hiroshima, e spiegherà come nasce il progetto. Hiroshima no Kage è un videogioco estremamente particolare, perché il prima e il dopo bomba si identificano visivamente in due stili: il pre bomba con paesaggi colorati e ricchi di vita (Shin-hanga) e il post bomba invece in bianco e nero (Sumi-e) con le rovine della città che crescono man mano che si trovano vicino all’epicentro dell’esplosione. Gli stili artistici affondano le radici nell’Ukiyo-e, caratterizzato da uno stile ibrido che combina soggetti tradizionali giapponesi e tratto moderno.

Claudia Gironi, Portrait of Iwatani   Hiroshima no Kage scritta300dpi (Grande)

Castello di Masnago. 12 LUGLIO h 16-19: Note sul Giappone. Laboratorio di favola/musica sugli strumenti giapponesi come il Koto (strumento musicale cordofono appartenente alla famiglia delle cetre, derivato dal Guzheng cinese), il Shakuhachi (flauto dritto giapponese), il Shamisen (strumento musicale giapponese a tre corde, della famiglia dei liuti, utilizzato per l’accompagnamento durante le rappresentazioni del teatro Kabuki e Bunraku), il taishôgoto (ibrido tra uno strumento tradizionale giapponese e uno strumento musicale occidentale). Con questi si farà un laboratorio facendoli provare e narrando una favola tipica. Stefano Ravotti, insegnante, animatore musicante, musicoterapista (già attivo anche a Villa Panza e Villa Mirabello), porterà alle famiglie un pomeriggio dinamico sulla conoscenza degli strumenti giapponesi e il loro valore narrativo grazie a una favola che verrà animata insieme a Sara Bodini (figlia del noto scultore gemoniese e esperta di cultura nipponica) e Monique Pasini (esperta di disegno Manga e Anime).

Autoritratto manga Monique Pasini (Grande)   cordofoni giapponesi-orientali (Grande)


 

Fotografie virtuali di Emanuele Bresciani e Immagini alla deriva di giovani artisti dell’Accademia G. Carrara di Bergamo e dell’Accademia di Belle Arti di Verona

Luzzana, Museo d’Arte Contemporanea – Donazione Meli – Ex chiesa di San Bernardino da Siena

Inaugurazione: sabato 8 febbraio 2020 ore 18.00

Emanuele Bresciani

Emanuele Bresciani è un reporter da nuovi mondi, quelli virtuali, le cui mappe si propagano ogni giorno di più nelle cartografie terrestri, nella vita, nel lavoro, nell’arte. I suoi sono reportage nelle sterminate lande retroilluminate dei videogame dove andare attraverso lo schermo, lo specchio contemporaneo di Alice, e fare ritorno con la giusta provvista per la fame di immagini è obiettivo di un’operazione complessa ed esperta che non ha nulla da invidiare alla Fotografia con la “F” maiuscola cui siamo abituati da quasi due secoli. Emanuele è uno dei pionieri a livello mondiale di una nuova arte: la Virtual Photography, conosciuta anche come In-Game Photography.

La sua personale al Museo d’Arte Contemporanea-Donazione Meli di Luzzana, nella suggestiva sede distaccata dell’ex Chiesa di San Bernardino, è una prima mondiale che parla italiano. Come The Art of Games ad Aosta nel 2009 (con tanto di benedizione del CNR) da parte di Neoludica Game Art Gallery, progetto ideato e seguito da Debora Ferrari e Luca Traini (curatori del catalogo di questa mostra e alle cui esposizioni le opere di Bresciani sono sempre presenti), o la partecipazione della stessa alla Biennale d’Arte di Venezia del 2011. I lavori di Emanuele sono le prime opere di Virtual Photography d’autore a essere esposte al di fuori dell’abituale circuito di fiere ed eventi strettamente legati al mondo dei videogiochi.

La Virtual Photography nasce come esperimento di riproduzione della fotografia classica all’interno dei mondi virtuali dei videogame tramite un software interno ai giochi stessi: il Photo Mode. In un’intervista rilasciata a Rolling Stone lo scorso anno l’artista ha descritto in modo efficace i suoi esordi e l’approccio a questa nuova tecnologia e alla sua estetica: “Nel 2004, su una Playstation2 all’avanguardia come non mai, un ispirato Kazunori Yamauchi decide di inserire per la prima volta in un videogioco un software capace di catturare immagini di gioco ricreando una macchina fotografica virtuale all’interno del suo capolavoro Gran Turismo 4. E’ stata una iniziativa pioneristica ed epocale, le cui ripercussioni sono tuttora presenti nell’hardware delle console Sony. Io c’ero, le mie foto piacquero agli amici e spopolarono nei forum di quel tempo, e quella è stata la mia prima esperienza con la Virtual Photography. Nel 2009, un giornalista della rivista Edge di nome Duncan Harris mise online un sito chiamato deadendthrills.com che mi appassionò e motivò a tal punto da mettere online un mio sito di in-game photography chiamato electricblueskies.com (2010-2016)”.

Un fenomeno diventato di massa negli ultimissimi anni, specie fra i giovani. Con l’avvertenza che, come per la fotografia in generale non basta avere in mano una macchina per diventare veri fotografi, per essere dei virtual in-game fotografi non è sufficiente congelare in uno scatto uno screenshot qualsiasi. Anche in questa dimensione virtuale bisogna saper cogliere l’attimo di una scena cruciale, l’istante e i chiaroscuri che rivelano la psicologia di un protagonista, il momento particolare di un’atmosfera che emana da una relazione fra personaggi o da un paesaggio che può anche esulare dal percorso abituale del gioco. E Bresciani, acuto visitatore di questi mondi, è padrone assoluto di queste pennellature, dando vita a contenuti assolutamente unici e originali, spesso trascendendo il videogioco stesso e restituendo immagini a metà tra la fotografia, il dipinto a olio, e l’artwork classico a matita o carboncino: “Uno scatto nasce da un insieme di fattori, il più importante dei quali è l’avere vissuto il gioco a tal punto da averne carpito l’anima e lo spirito più profondi. Diversamente dalla fotografia classica, che si basa sul cogliere un attimo irripetibile
in un mondo in perenne movimento e mai uguale a se stesso, la Virtual Photography tende invece a condensare in uno scatto irripetibile un’esperienza lunga anche 50 ore. Perché solo dopo svariate ore in un gioco puoi cogliere le espressioni più singolari di un personaggio, animazioni uniche, piccoli tocchi di classe, dettagli di arredamento o elementi che risaltano particolarmente ad una specifica ora del giorno”.

La mostra è curata da Bruno Ghislandi, che ha inoltre seguito l’esposizione che accompagna la mostra di In-Game Photography: Immagini alla deriva di giovani artisti, progetto coordinato da Agustín Sànchez che vede protagonisti 62 studenti dell’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo e dell’Accademia di Belle Arti di Verona, che espongono ciascuno uno scatto del viaggio che hanno intrapreso “su Google Street View con lo scopo di riscoprire immagini dimenticate. L’operazione di approprio rivela frammenti di immagini alla deriva, in attesa del nostro sguardo che le salverà divulgando la loro esistenza” (Agustín Sànchez).

Una doppia galleria, quindi, con un unico filo conduttore: un concreto fermo-immagine per riflettere. Riflettere su “immagini che sono state precedentemente create dagli sviluppatori di videogiochi o rintracciate dentro grandi contenitori di mappe e fotografie presenti nella rete sono state dadaisticamente ‘scelte’ e qui ricollocate in uno spazio fisico, una meravigliosa piccola ex chiesa da tempo sconsacrata. Il comando di fermo immagine svolge quindi la difficile funzione di congelare l’istante, spesso dai più distrattamente ignorato, e dare il tempo al visitatore di scorgere un’emozione, una suggestione, una stranezza, per potervi riflettere e appropriarsene con maggiore consapevolezza” (Bruno Ghislandi)”.

In conclusione: “La creatività dei Virtual Photographer è arte, una ulteriore nuova arte all’interno delle Game Art che si stanno affermando nel XXI secolo. La sempre più stretta connessione fra nuove tecnologie e arte è un marchio decisamente Made in Italy pronto a sviluppare nuovi obiettivi e a superare nuove frontiere dentro e fuori lo schermo”. (Debora Ferrari, Luca Traini)

Apertura: 9-29 febbraio 2020
mercoledì ore 14.30-18.00; sabato 9.30-12.00; domenica 15.30-17.30

Info: gameartgallery1@gmail.com